Riceviamo e pubblichiamo una riflessione di Michele Calia, già autore di studi sulla storia e sull’arte di Irsina e studioso più noto di sempre di Montempeloso, sul progetto di candidatura di Irsina a Capitale Italiana della Cultura 2029.
“Un’idea bizzarra per non dire folle, ma forse è sulla follia (sana) che si può costruire qualcosa. Non scopro l’acqua calda dicendo che trattasi di un lavoro immane, di un qualcosa che è fuori dalla nostra portata. Ma il dado è tratto ed è necessario partire. Comunque vada, pensavo, il territorio ne trarrà giovamento. Poi sento e leggo che uno dei progetti potrebbe essere quello di valorizzare la «storia di San Vittore di Calcedonia…, una storia affascinante strettamente legata a sant’Eufemia».
Forse dimentichiamo che stiamo parlando di agiografia, ossia di «leggende agiografiche». Non vi sono Vite di santi, perché di essi si conosce, di solito, il giorno del suo martirio. E l’agiografia non è Storia. La reliquia giunta da Napoli a Montepeloso nel 1770 fu battezzata col nome Vittore (cfr. Janora), l’ufficiale che insieme a Sostene avrebbe dovuto uccidere Eufemia. Ora, le leggende sostengono che essi furono sbranati nel circo o bruciati sul rogo: la reliquia non mostra segni di violenza, tantomeno bruciature sul corpo. Ed è superfluo dire che allora non vi erano estintori per spegnere il fuoco. Per non parlare dell’addobbo: capo cinto da una corona di fiori; corazza a forma di cuori; la tunica, damascata, con motivi floreali.
Si parla di «storie incredibili» e di «tesori inestimabili»: si fa riferimento alla battaglia del 1041; alla sede vescovile (X sec.); alla cattedrale del XIII sec.; ai bottini del XIV sec.; alla donazione de Mabilia giunta in Montepeloso nel 1454; alla statua raffigurante sant’Eufemia (1452)…
Durante i miei anni di studio mi sono attenuto sempre ai documenti e, nel caso dei tesori custoditi in cattedrale, mi sono affidato alle relazioni ad limina dei vescovi. Ebbene, per quanto attiene la donazione e il patronato di Eufemia (1454) non vi sono tracce, tranne il poema verroniano (1592); del braccio di sant’Eufemia e del fatto che la Santa fosse patrona della città ne parla la prima volta il vescovo Persico nella relazione ad limina dell’8 giugno 1610; della statua raffigurante sant’Eufemia ne parlano l’abate Pacichelli (1692), e il vescovo Susanna nel 1693 (statua vero eiusdem Sanctae integra ex marmoreo lapide). Il Pacichelli, segretario personale del duca Ranuccio Farnese II, curava il feudo di Altamura; nel suo ultimo viaggio (1691), visitò anche Montepeloso.
In un manoscritto del Palermo, s.d., probabilmente del 1838, si parla per la prima volta della Madonna col Bambino: «A un miglio distante dalla città in mezzo ad ortes / lirî terreni si trova una Chiesetta intitolata Sa Maria / Nova di Iuso in dove si venera una Vergine scolpita / in marmo col Bambino Gesù, che si vuole di Greco scalpello».
Della donazione non si ha dunque traccia: dal 1454 (anno ipotetico dell’arrivo della statua) al 1691/2 (anno effettiva della sua presenza) passano ben 238 anni ca; inoltre, c’è chi ritiene (Benucci) che non sarebbe una donazione ma una compra-vendita.
Un cenno sulla cattedrale: dall’esterno è veramente un colpo d’occhio, meno per quanto riguarda l’interno. Sulla vecchia struttura riporto la relazione del vescovo De Simone (1764): «La chiesa cattedrale è costruita in stile gotico, si accede ad essa scendendo due gradini, è oscura; le finestre laterali da cui dovrebbe entrare la luce sono anguste; le navate laterali sono disuguali; la navata di mezzo ha la volta a cassettoni in legno..; gli archi…alcuni sono più alti e altri più bassi». Saremmo di fronte d un gotico irsinese.
Ho voluto soffermarmi su alcune delle proposte avanzate, confutandole in alcune parti, tenendo presente i documenti. Un invito a non soffermarci solo sulla bellezza della statua raffigurante sant’Eufemia, o sui bottini o sul Museo…
Premesso che la città ha origini antichissime (Età del Medio Bronzo), e che vi sono testimonianze archeologiche che dimostrano che Montepeloso faceva parte della Magna Grecia, ritengo che tra i progetti possano esserci: la ricostruzione delle armi (appartenenti alla poliorcetica bizantina) utilizzate nella battaglia del 1133; nel campo agiografico, una monografia speciale per presentare al pubblico un Corpus Euphemianum il più completo possibile; mettere su tela lo scritto di Asterio d’Amasea sul martirio Eufemia (non dice di Calcedonia)….
Mi si creda, la Storia di Montepeloso è ancora tutta da scoprire”.



