Riceviamo e pubblichiamo una riflessione di Michele Calia, già autore di studi sulla storia e sull’arte di Irsina e studioso più noto di sempre di Montempeloso, sull’arrivo di Jovanotti a Matera.
“L’ATP di Basilicata promuove il turismo facendo arrivare Giovanotti a Matera dietro un compenso di 30.000 euro. Il Comune di Irsina promuove il proprio territorio con Totem informativi che parlano delle origini della città e delle sue meraviglie artistiche. Origini che si fanno risalire al Paleolitico inferiore (850.000 anni fa), per il rinvenimento alla Costa del Forgione di «una scheggia di selce ritoccata ‘isolata’», scrive il Segre (1976). Notizia, tra l’altro, data alla stampa locale per la prima volta nel mio Viaggio in una città di confine (2006). Per motivi di studi, ho chiesto informazioni alla dr.ssa Patruno della Sopr. Arch. di Matera e alla prof.ssa Margherita Mussi (Dipartimento Scienze dell’Antichità, Università di Roma La Sapienza). Risposta unanime: non vi sono certezze. La Mussi: «indizio sì interessante su cui non si possono costruire certezze per mancanza di ulteriori indagini scientifiche».
Una simile promozione territoriale (vi sono anche dei video) comporta dispendio di energie e di soldi pubblici. Su ATP Basilicata, voce ‘Irsina’, leggo le stesse notizie. In occasione di Matera capitale 2019 furono pubblicati da Franca Bardaro tre volumi su Montepeloso: Insediamento lucano di Montepeloso… (Bari 2019); La battaglia di Montepeloso…(Bari 2020); Sulle tracce ‘invisibili’ di Federico II e di San Francesco…(Bari 2022). Tutto su internet. Si sostiene ancora che il «complesso francescano fu costruito da Federico II e donato ai frati francescani». Le fonti ci dicono invece che la costruzione del convento ebbe inizio nel 1301 (Cfr. Registi Angioni, CIX, N. 208). Notizia pubblicata nel mio Viaggio in una città di confine (2006).
Per quanto attiene la costituzione geomorfologica del territorio di Irsina, riporto brevemente alcune notizie attinte da geologi e archeologi (Canosa, Small, Pieri, Sabato, Gallicchio, Vitali, Boenzi…):
Durante il Pleistocene si manifestò nell’area bradanica una caduta relativa del livello del mare dando luogo ad una diversa organizzazione territoriale, per cui il territorio di Irsina presenta due zone differenti: una a N-O dell’abitato (San Marco, 570 m ca), e Carpiniello (560 m); una a S-E (centro abitato, 530 m ca). La fauna è rappresentata da lamellibranchi e facies sabbiose, contenenti una microfauna essenzialmente rappresentata da Elphidium advenum; le ostree (in abbondanza) sono invece presenti in Monte San Marco e Vallone delle Noci.
In località Piana Cardone sono state rinvenute tracce appartenenti all’età Neolitica: trattasi di «reperti sparsi», che indicano soltanto la presenza umana e non la sua stanzialità; in località Garzone è stata rinvenuta la fornace della Media Età del Bronzo; preme ricordare il rinvenimento di un «colino, utilizzato per la caseificazione in località Montavuto; identificati sei siti di occupazione dell’età del Ferro e della tarda età del Ferro su Serra San Felice, Monte Irsi e Piana Cardone. Infine ricordo la preziosa antefissa «a lastra circolare decorata con gorgoneion c.d. orrido di tipo metapontino» rinvenuta di fronte all’attuale Scuola Media. Essa testimonia l’utilizzo di «terrecotte architettoniche nell’area» sin dal VI secolo a.C., e doveva appartenere ad «edifici di tipo abitativo o religioso»….
Si potrebbe ricostruire uno stradario archeologico di tutto il territorio. In Basilicata siamo ormai di fronte a un turismo mordi e fuggi. Ma la domanda che mi pongo è un’altra. L’ATP, di fatto, che funziona ha nel territorio lucano? I responsabili attingono notizie dai vari paesi solo da edizioni ottocenteschi? Si pongono mai il problema dell’attendibilità delle fonti? È veramente un Ente che promuove il territorio o solo un carrozzone propagandistico utile a promuovere i soliti ignoti e/o i politici di turno?”.



